![]() |
|
INTRODUZIONE ALLA PUBBLICAZIONE
[Da: N.Pietrucci "Biografie di Artisti Padovani" (Padova 1858)]
«Valerj (Gaetano) sorse alla vita nel 21 settembre 1760, e libero appena dalle scolastiche pastoje fu
affidato dal padre al chiaro maestro Bertoni detto Turini organista in S. Giustina, perché lo iniziasse nei
divini misteri di Euterpe. Pareva dapprima che il nostro Gaetano, più disposto alla pittura che alla musica,
amasse meglio la matita e il pennello, che il cembalo e le crome; sennonché l’egregio
precettore che avea scorto nel giovine un’anima estremamente melodica, ed un ingegno irrequieto ed impaziente, operò per
guisa che svegliatasi in lui una somma inclinazione per quello studio, non andò guari che compiuto il suo
tirocinio trovavasi al caso di comunicare ad altri le proprie dottrine.
Ancor fresco d’età gli si allogava l’organo della nostra chiesa del Carmine, poi l’altro di S. Agostino, e
fatto maturo assunse quello della Cattedrale, riuscendo del pari festeggiato e nel tocco e nella
composizione, come ci danno fede i molti svariati lavori che pur s’odono tuttavia nelle chiese, ricchi di
buon gusto e d’ispirazione; ma quanto esimio armonista, era altrettanto sapiente istruttore: l’estesissime
sue cognizioni, il suo metodo facile e pieno d’insegnamento, i cortesi suoi modi, le di lui virtù gli avevano
procurato un numero considerevole di alunni; perciò non è a dirsi se varj e distinti amici lo circondassero,
se le sue musiche fossero intese con piacere ed ammirate, se il di lui nome suonasse splendido ed onorato.
Il giorno 13 aprile 1822 fu l’ultimo di quest’uomo, che dotto senza orgoglio visse sempre a sé stesso e per
l’arte che amò del più tenero affetto».
SEGNALAZIONI E CONTRIBUTI DEI NOSTRI VISITATORI
Riceviamo e pubblichiamo questo contributo di Roberto Timpanelli:
La VI sonata della presente raccolta è in forma di tema con variazioni.
Il copista che ha trascritto questa sonata dal manoscritto originale nel XIX secolo (vedi quanto riportato in A. Lovato, Catalogo del Fondo Musicale della biblioteca capitolare di Padova), ha presumibilmente saltato, per una svista, quattro battute nella ripresa della prima variazione, creando così un vistoso squilibrio, fra il tema che è composto da 2 ritornelli di 8 + 9 battute e la variazione, che presenta 8 + 5 battute.
Si è pensato di ricostruire le battute mancanti, utilizzando il materiale tematico presente nella stessa variazione, seguendo l’armonia e le modulazioni del tema base e le figurazioni presenti nella variazione, al fine di ottenere una sequenza musicale logica all’esecuzione.
Roberto Timpanelli