Johann Sebastian Bach

1685-1750

Concerto in Re maggiore BWV 972

da Vivaldi concerto in Re maggiore Op III n. 9 RV 290

 

Adattamento all'organo di Francesco Finotti

 
€ 12,00
ISMN 979-0-2158-1926-9
NUMERO COLLANA AT 145
Audio Mp3
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Altre composizioni per ORGANO

COLLANA ARTE DELLA TRASCRIZIONE

 

Numerosi furono i concerti di autori italiani e tedeschi trascritti da Johann Sebastian Bach durante la sua permanenza alla corte del Principe Johann Ernst di Sassonia-Weimar, tra il 1708 e il 1717, nella quale ricopriva l’incarico di organista e compositore di corte. Lo studio approfondito del concerto italiano e della sua caratteristica alternanza Tutti/Soli non poteva evitare di misurarsi con il suo principale esponente, Antonio Vivaldi, del quale negli anni 1713/1714 oltre ai celebri concerti adattati all’organo predispose diversi altri lavori per il clavicembalo. Tra questi, il Concerto nr. 9 in Re Maggiore dall’opera III, conosciuta come L’Estro Armonico e pubblicata nel 1711, presenta certamente caratteri invero particolari quanto a concezione formale e scrittura virtuosistica, di rara bellezza ed equilibrio. I tre tempi di cui si compone sono nell’identica tonalità di Re Maggiore, il primo movimento Allegro introdotto da una sorta di ouverture dal caratteristico ritmo puntato.

Il secondo movimento Larghetto prende le mosse da accordi ribattuti la cui funzione guida qualifica l’accompagnamento della bellissima melodia, quest’ultima arricchita da singolari diminuzioni ed echi.

E’ da un solo apparentemente misurato che prende l’avvio il vorticoso e gioioso Allegro finale, con i suoi sorprendenti accordi ribattuti a mo’ di ostinato all’interno dei quali si insinua una linea melodica quale elemento di contrasto, di non facile percezione.

Per l’esecuzione all’organo, più che suggerire registrazioni particolari ho creduto utile indicare le alternanze del Tutti e dei Soli, strutture sonore per le quali è sempre preferibile avere una netta separazione in termini di colore ed intensità, così come una distinzione tra le due mani durante l’esposizione delle parti solistiche.

 

Francesco Finotti