Stefano Toffolo 

Schubert e Goethe
tra Classicismo e Romanticismo 
A cura di / Edited by
 
Pp. 260
N. Cat. BIO 002 

€ 24,79

L'autore 
Il libro
Indice dei Lieder
Indice del volume

Recensioni

IL LIBRO
Nella famiglia Goethe tutti amavano la musica: Johann Wolfgang studiò il pianoforte e il violoncello e cantava con voce di basso. Non trascurava, il poeta- scienziato, di occuparsi anche dello studio dei colori e dei suoni. Lieder e Balladen sono due generi poetico-musicali che accompagnano molti momenti della sua vita e della sua creazione artistica. Schubert ha composto oltre 600 Lieder su testi di oltre 90 scrittori: quelli musicati sui versi di Goethe fecero un tale effetto tra i suoi amici che Josef Edler von Spaun tentò di risvegliare l’interesse del poeta per il musicista. Non sapremo mai, verosimilmente, le ragioni del silenzio Goethe, della sua mancata risposta alle lettere che gli furono inviate a Weimar da Spaun e da Schubert. Comunque siano andate le cose, c’è una sproporzione enorme tra il silenzio dell’ «Olimpico» e l’ altissimo valore musicale di quelle composizioni.
In questo suo nuovo libro, Stefano Toffolo indaga le teorie estetiche - letterarie e musicali - che caratterizzarono i due secoli in cui vissero i due grandi ai quali questo studio è dedicato, rileggendo i capolavori di Goethe e analizzando dettagliatamente le composizioni di Schubert ispirate ai suoi testi. Un apparato critico-bibliografico fittissimo potrà guidare il lettore ad intraprendere un suo eventuale, ulteriore approfondimento delle varie tematiche trattate. Tra le molte novità presenti in questo volume, l’ampia discografia.
 

L'AUTORE

L'AUTORE

Stefano Toffolo, veneziano, si è laureato presso la facoltà di “Lettere e Filosofia” dell’Università degli Studi di Ca' Foscari con il prof. G. Morelli. Ha seguito i corsi di “Storia della musica” del M° V. Fagotto presso il Conservatorio “B. Marcello” e con il M° B. Coquelet all’ “E.N.M. de Paris”. Si è dedicato in seguito allo studio del repertorio per chitarra e liuto del periodo rinascimentale e barocco con A. Damiani, N. North e H. Smith. È autore di contributi ritenuti fondamentali dalla critica nazionale e internazionale nell'ambito della storiografia veneta e sui rapporti tra musica, arti figurative e letteratura. Con la Sat Survey ha realizzato la mostra e il CD Romeo e Giulietta (Verona, Casa di Giulietta, dicembre-marzo 2005). È titolare della cattedra “Storia ed estetica della musica” al Conservatorio”di Padova. Nel 2006 e nel 2007 ha tenuto, con notevole successo e per la prima volta nella storia dei Conservatori, un corso di propria ideazione sugli Aspetti classici nella musica dei Beatles (con P. Messina): una pubblicazione sullo stesso tema uscirà nel 2008.

Tra i suoi lavori più importanti i volumi: Antichi strumenti veneziani. 1500-1800: quattro secoli di liuteria e cembalaria, 1987 (Premio Lyons Club 1989); Strumenti musicali a Venezia nella storia e nell'arte dal XIV al XVIII secolo,1995; L'Angelo scarlatto del Mattino. Il mistico e la musica in Marcel Proust, 1997 e Oscar Chilesotti 1848-1916. Un intellettuale veneto tra cultura e musica, 1998; Schubert e Goethe tra classicismo e romanticismo, 2000; Romeo e Giulietta e altri drammi shakespeariani. Musica, Cinema e Letteratura dalle origini a Franco Zeffirelli a Nino Rota, 2002; Le feste galanti. Scene d’amore e di musica in Antoine Watteau, 2006; S. Toffolo-P. Venturini, Tre compositori di fronte a Nietzsche: Wagner, Mahler e Strauss, 2007); Oscar Chilesotti. Da un codice del Cinquecento. Transcription for Lute or Guitar, from a 16th-century Lute Manuscript, 2002; Venezia nel cinema di Luchino Visconti. Da Senso di Camillo Boito a Morte a Venezia di Thomas Mann, 2006. Di imminente pubblicazione: Proust e Venezia. Immagini della città nella “Recherche”; La ‘Musica’ nell’arte veneta da Paolo Veneziano ai Tiepolo; e i due voll. Liuteria e cembalaria nella storia di Venezia (vol. I: Costruttori di strumenti a pizzico e ad arco; vol. II: Costruttori di strumenti a tastiera e a fiato).

Per le edizioni Armelin ha fondato inoltre la collana “La Musica e le Arti” di cui è direttore: Nr.1: S. Toffolo, Le feste galanti. Scene d’amore e di musica in Antoine Watteau, 2006 (G. Ferraris: “Stefano Toffolo è un liutista che ha molto investito nell’aspetto culturale della musica […] non si accontenta nei suoi scritti di raccontare fatti storici ma riesce a costruire un discorso molto più globale, grazie ad una serie di rimandi nel campo della letteratura, della pittura, dell’organologia. Tra volumi, saggi e monografie, molti dei quali recensiti su “il Fronimo” […] Alcuni di questi volumi sono stati degli autentici best sellers. Nei suoi scritti Toffolo non tratta un argomento alla volta come la musica, l’organologia o l’iconografia, ma riesce sempre a trovare collegamenti interdiscipinari. Anche con Le Feste galanti ci conduce in un progetto multidimensionale di non solo pittura, ma di musica, di moda, di costume e di storia. […] ci troviamo di fronte a un libro complesso […] ma il tutto è spiegato con chiarezza, essenzialità ma al contempo con la profondità di chi ha la visione globale della materia.”, il Fronimo, n. 137- genn. 2007, pp. 59-60il, ; Nr. 2: S. Toffolo-P. Venturini, Tre compositori di fronte a F. Nietzsche: R. Wagner, G. Mahler e R. Strauss, 2006.

Ha ideato e curato il vol.: Venezia nel cinema di Luchino Visconti. Da “senso” di Camillo Boito a “Morte a Venezia” di Thomas Mann, Edizioni, 2006 (L. Michielon: “In occasione del duplice anniversario della nascita e della morte di Luchino Visconti (1906-1976), è uscito in questi giorni in libreria  un originale volume ideato e curato da Stefano Toffolo dal titolo “ Venezia nel cinema di Luchino Visconti. Da Senso di Camillo Boito a Morte a Venezia di Thomas Mann”(Ed. Nattan , 2006).

La nuova avventura conoscitiva proposta dallo storico della musica veneziano - da sempre sensibile, nel proprio percorso di ricerca, alla valorizzazione dell’interdisciplinarietà – lascia emergere con efficacia la vastità e profondità di orizzonti estetici abbracciati dal celebre regista milanese […] L’agilità e la chiarezza espositiva del volume, corredato da alcune immagini a colori, invogliano alla lettura e alimentano la curiosità su aspetti dell’universo creativo viscontiano in parte ancora abilmente celati dal suo autore al nostro sguardo.”  Il Gazzettino di Venezia, 7 gennaio 2007.


 

INDICE DEL VOLUME

Prefazione e Ringraziamenti, VII
Arcobaleni e ponti, come introduzione, IX

I. Tra Classicismo e Romanticismo
1 «Classico» e «Romantico», 2;  - 2. Lo «Sturm und Drang» nella letteratura, 4;  - 3. Lo «Sturm und Drang» nella musica, 6; - 4. La musica nel «Classicismo», 8;  - 5. La musica nel «Romanticismo», 11;  - 6. Sul Lied, 23;  - 7. Il Lied in Austria e in Germania tra Settecento e Ottocento, 24;  - 8. Melodia e armonia, 30.

II. Goethe
1. Dalla «piccola Parigi» alla «grande e piccola Betlemme», 38;  - 2. Poesia e ballata, 43;  - 3. Romanzo e tragedia, 48;  - 4. Wilhelm Meister, 54; Musica e strumenti musicali nel Wilhelm Meister, 59;  - 5. Faust: Dalle Sacre Scritture a prima del Faust di Goethe, 61; Sul Faust di Goethe, 64; Motivi religiosi in Goethe e nel Faust, 68; La musica nel Faust, 72; I musicisti e il Faust, 77;  - 6. Egmont, 79; - 7. West-östlicher Divan, 80;  - 8. Claudine von Villa Bella, 82;  - 9. Goethe e la musica, 82;  - 10. Colori e suoni: Colori, 85; Suoni, 87;  - 11. Goethe e il Lied, 89.

III. Schubert
1. La Vienna di Schubert e del «Biedermeier», 98; - 2. Schubert e il Lied, 103; - 3. La voce e il pianoforte, 109; - 4. La voce e la chitarra, 110; - 5. Prima del 1814, 113; - 6. Gretchen am Spinnrade e i Lieder del 1814, 115; - 7. Erlkönig e altri Lieder del 1815, 122; - 8. I Lieder del decennio 1816-1826, 148; - 9. Natura e Divino, Amore e Morte: Natura, 178; Divino, 180; Amore, 181; Morte, 182; - 10. Scrittura, tecnica, stile, 184; - 11. Melodia e armonia, 187.

IV. Schubert e Goethe
1. La lettera di Spaun a Goethe e i manoscritti di Schubert, 192; - 2. La lettera di Schubert a Goethe, 195; - 3. Altre occasioni mancate, 197.
 

Note, 200.
Discografia, 231.
Abbreviazioni, 247.
Glossario dei termini musicali, 248.
Indice dei nomi contenuti nel testo, 249.
Indice dei nomi contenuti nelle note, 254.
Indice dei Lieder, 258.
 

INDICE DEI LIEDER DI SCHUBERT SU TESTO DI GOETHE
(Viene riportato il titolo e il primo verso di ogni Lied)

Ach neige du Schmerzensreiche
Ach um deine feuchten Schwingen
Ach, wer bringt die schönen Tage
Als ich still und ruhig spann
Am Flusse, D. 160
Am Flusse, D. 766
An den Mond, D. 259
An den Mond, D. 296
An die Entfernte, D. 765
An die Türen will ich schleichen
An Mignon, D. 161 [a-b]
An Schwager Kronos, D. 369
Ariette der Claudine
Ariette der Lucinde
Arm am Beutel, Krank am Herzen
Auf dem See, D. 543 [a-b]
Bedecke deinen Himmel, Zeus
Bundeslied, D. 258
Canti dell’arpista, D. 478-480
Chor der Engel, D. 440
Christ ist erstanden!
Claudine von Villa Bella, D. 239
Da droben auf jenem Berge
dann zur tiefe nieder1
Das Wasserrauscht
Dem Schnee, dem Regen
Der Damm zerreist
Der du von dem Himmel bist
Der Fischer, D. 225 [a-b]
Der Goldschmiedgesell, D. 560
Der Gott und die Bajadere, D. 254
Der König in Thule, D. 367
Der Musensohn, D. 764 [a-b]
Der Rattenfänger, D. 255
Der Sänger, D. 149 [a-b]
Der Schatzgräber, D. 256
Des Menschen Seele gleicht dem Wasser
Des Menschen Seele gleicht den Wasser
Die Liebe o Klärkens Lied, D. 
Die Liebende schreibt, D. 673
Die Spinnerin, D. 247
Durch Feld und wald zu schweifen
Ein Blick von deinen Augen
Erlkönig, D. 328 [a-d]
Erster Verlust, D. 226
Es ist doch meine Nachbarin
Es schlug mein Herz
Es war ein König in Thule
Freudvoll und leidvoll
Füllest wieder Busch und Thal
Füllest wieder Busch und Thal
Ganymed, D. 544
Geheimes, D. 719
Geistes - Gruss, D. 142
Gesang der Geister über den Wassern, D. 484
Gesang der Geister über den Wassern, D. 714
Gesang der Geister über den Wassern, D. 538
Gesang der Geister über den Wassern, D. 705
Gesänge des Harfners, D. 478-480
Grenzen der Menschheit, D. 716
Gretchenam Spinnrade, D. 118
Gretchen im Zwinger, D. 564
Harfenspieler, D. 325
Harfenspieler, D. 478
Harfenspieler, D. 479
Harfenspieler, D. 480 [a-c]
Heidenröslein, D. 257
Heiss’ mich nicht reden
Heiss’ mich nicht reden
Hin und wieder fliegen Pfeile, D. 
Hoch auf dem alten Thurme
Hoffnung, D. 295 [a-b]
Ich bin der wolhlbekannte Sänger
Ich denke dein
Ich wollt’, ich wär ein Fisch
Im Felde schleich’ ich still und wild
Im Felde schleich’ ich still und wild
Im Gegenwärtigen Vergangnes, D. 710
In allen guten Stunden
Jägers Abendlied, D. 215
Jägers Abendlied, D. 368
Johanna Sebus, D. 728
Kennst du das Land
Liebe schwärmt auf allen wegen, D. 239
Liebhaber in allen Gestalten, D. 558
Lied der Mignon, D. 877
Lied der Mignon, D. 359
Lied der Mignon, D. 877
Mahadöh, der Herr der Erde
Mahomets Gesang, D. 549
Mahomets Gesang, D. 721
Meeres Stille, D. 215-216
Meine Ruh’ ist hin
Mich ergreift, ich weiss nicht wie
Mignon, D. 321
Mignon, D. 469
Mignon, D. 726
Mignon, D. 877
Mignon II, D. 727
Mignon und der Harfner
Nachtgesang, D. 
Nähe des Geliebten, D. 162 [a-b]
Nur wer die Sehnsucht kennt
O gieb von weichen Pfühle
Prometheus, D. 674
Rastlose Liebe, D. 138
Ros und Lilie morgentaulich
Sah ein Knab’ ein Röslein stehn
Schäfers Klagelied, D. 121
Schaff’, das Tagwerk meiner Hände
Schweizerlied, D. 559
Sehnsucht, D. 123
Sehnsucht, D. 310
Sehnsucht, D. 481
Sehnsucht, D. 656
Seht den Felsenquell
So hab’ich wirklich dich verloren
So laßt mich scheinen
So lasst mich scheinen
Spude dich, Kronos
Suleika I, D. 720 [a-b]
Suleika II, D. 717 164
Szene aus Goethes “Faust”, D. 126 [a-b]
Tiefe Stille herrscht im Wasser
Tischlied, D. 234
Trocknet nicht, trocknet nicht
Trost in Tränen, D. 120
Über allen Gipfeln ist Ruh
Über meines Liebchens Äugeln
Über Thal und Fluss getragen
Uf’ m Bergli bin i g’ sässe
Und frische Nahrung
Verfliesset, vielgeliebte Lieder
Versunken, D. 715
Voll Locken kraus ein Haupt
Von allen schönen Waaren
Wandrers Nachtlied, D. 224
Wandrers Nachtlied, D. 768
Was bedeutet die Bewegung
Was hör’ich draussen vor dem Thor
Was zieht mir das Herz so?
Wenn der uralte heilige Vater
Wer kauft Liebesgötter?, D. 261
Wer nie sein Brot mit Tränen ass
Wer reitet so spät
Wer sich der Einsamkeit ergibt
Wie anders, Gretchen, war dir’s
Wie im Morgenglanze
Wie kommt’s das du so traurig bist
Willkommen und Abschied, D. 767 [a-b]
Wonne der Wehmut, D. 260

 

RECENSIONI

"Solo la penna di un grande erudito poteva firmare felicemente un lavoro di tale difficoltà….Un libro altamente raccomandabile." [M. Riboni:, Il Fronimo, ott.2001, pp.53-54]

"...un lavoro che si muove su piani diversi e che ha il pregio, non unico, di prestarsi a diversi tipi di lettura." [B: Bovo: Esodo, n.4 ott.-dic. 2001, pp.77-79]

"....stimolante indagine.", La Stampa di Torino, [A. Sinigaglia, Tutto libri, 15 dic. 2001, p.10]

"...acute osservazioni si accompagnano ad un'ansia enciclopedica. La qualità del lavoro è alta." [S. Cappelletto:Tutto libri, 19 genn.2002, p.11]

"[...]libro ricco e prezioso", [P.Parnisari, La Nuova Sardegna, 4 febb. 2002]

"[...]un taglio trasversale originale e polivalente che intreccia competenze musicologiche e letterarie.Un testo indispensabile." [L. Michielon Il Gazzettino, 20 marzo 2002, p. 22]

 

 

RECENSIONE APPARSA SULLA RIVISTA IL FRONIMO [OTTOBRE 2001]

Dobbiamo confessare che, non appena ricevuto in redazione questo corposo volume, dopo una iniziale curiosità siamo stati colti da una certa perplessità: come riuscire a trattare con organicità e concisione, evitando al tempo stesso eccessi di schematismo e superficialità, tematiche così vaste e impegnative? Anche uno solo dei quattro argomenti – il classicismo, il romanticismo, Goethe, Schubert – farebbe tremare i polsi a più di uno studioso, figurarsi se considerati tutti assieme… Ebbene, la lettura del libro di Stefano Toffolo ha invece spazzato ogni dubbio: si tratta infatti di un testo che riesce mirabilmente a mettere a fuoco le spinose tematiche affrontate, confrontandole e collocandole con estrema lucidità nei vari contesti storici e artistici. Solo la penna di un grande erudito poteva firmare felicemente un lavoro di tale difficoltà.

Come afferma Toffolo stesso nella prefazione, “[…] l’articolazione del libro risponde a una sua ‘logica’: vi è un periodo storico-culturale con tutti i suoi fermenti che si fanno sentire; vi sono alcune vicende relative alla vita e alle opere di uno dei massimi Dichters; vi sono alcune vicende relative alla vita e alle composizioni di uno dei massimi Musikers che si è confrontato con le opere di quel poeta; c’è un tentativo di ricostruire la ‘storia’ di un rapporto mancato”. Con chiarezza l’autore esprime in nuce l’impianto di un libro che prende in esame le teorie estetiche, letterarie, artistiche, filosofiche e musicali del Settecento e dell’Ottocento, con particolare attenzione alla produzione liederistica di Franz Schubert sugli splendidi testi poetici di Johann Wolfgang Goethe.

A prima vista, tale lavoro potrebbe non trovare spazio su queste pagine, abituate come sono ad accogliere solamente argomenti di stretta pertinenza chitarristica. In realtà, anche se marginalmente, il nostro strumento trova un suo spazio all’interno della sezione dedicata a Franz Schubert: si tratta infatti del capitolo “La voce e la chitarra” (pp. 110-113), nel quale vengono prese in considerazione le versioni dei Lieder ove l’accompagnamento è realizzato anche dalle sei corde, oltreché dal pianoforte. Sono una trentina di brani, dei quali almeno dodici esistono in forma autografa. L’argomento, già trattato diversi anni fa su queste pagine dal nostro collega e amico Thomas Heck in un paio di articoli correttamente citati dall’autore (I Lieder di Schubert per chitarra, parte prima e seconda, “il Fronimo”, 1978, n. 24, pp.16-20 e n. 25, pp. 24-29), così viene giustamente inquadrato da Toffolo: “La questione – più complessa di quanto potrebbe sembrare – è stata affrontata non dalla musicologia schubertiana specialistica bensì da quella chitarristica. [e qui Toffolo rimanda allo studio di Heck, giustamente definito come “contributo fondamentale”] Essa sembra essere sfuggita agli specialisti di Schubert ma merita senz’altro alcune considerazioni e riflessioni”. Parole sante, verrebbe da dire: quante volte capita di dovere purtroppo constatare come la musicologia “ufficiale” si disinteressi quasi totalmente della chitarra e del suo repertorio!

Dopo avere approfondito la questione nei suoi diversi aspetti (autori dei testi, date di pubblicazione, eventuali trascrittori diversi da Schubert, ecc.), Toffolo ricorda altri lavori di Schubert ove vi è la presenza della chitarra: il celebre Quartetto (D. 96) per flauto, viola, violoncello e chitarra (che, come ormai è stranoto, altro non è che la trascrizione con l’aggiunta del violoncello del Notturno op. 21 di Matiegka) e la Kantate zur Namensfeier des Vaters (D. 80) per trio vocale (due tenori e basso) e chitarra. A queste opere bisogna poi aggiungere le Quindici Danze per flauto e chitarra, pagine assai gradevoli e apprezzate da numerosi duo.

Esauriti i riferimenti chitarristici, non possiamo tuttavia fare a meno di commentare alcuni aspetti trattati nel libro. Ci ha particolarmente colpito l’ampio capitolo “Tra Classicismo e Romanticismo”, nel quale Toffolo con grande chiarezza e lucidità riesce a presentare e commentare alcuni concetti estremamente spinosi – e a volte difficilmente inquadrabili – quali “Classicismo”, Romanticismo”, “Sturm und Drang” , specialmente quando riferiti a categorie estetiche e artistiche inerenti la musica. Con la citazione di fonti letterarie coeve, ossia del diciottesimo e diciannovesimo secolo, l’esposizione si sviluppa lineare e coerente e guida il lettore attraverso un percorso storico-culturale decisamente affascinante. Sono pagine da leggere e su cui riflettere, soprattutto per noi chitarristi che abbiamo una gran parte del nostro repertorio compresa proprio nel percorso fra Classicismo e Romanticismo: percorso da intendersi non solamente in senso strettamente storico, diacronico e cronologico ma anche stilistico, estetico e culturale. Anzi, proprio nella chitarra a volte questi termini sono usati impropriamente, proprio per la confusione che si genera fra aspetti storici e stilistici (basti pensare a Tárrega, morto nel 1909 e definito “romantico” o addirittura a Barrios, scomparso quasi quarant’anni dopo e a volte nominato come “ultimo romantico”).

Degni di nota sono poi le sezioni dedicate a Goethe e Schubert. Sostenute da un apparato critico veramente impressionante per vastità e completezza (come d’altra parte in tutto il libro), la narrazione biografica e l’analisi tecnico-artistica permettono una piena comprensione della vita e dell’opera dei due grandi geni, i quali però non si incontrarono mai. La vicenda è quantomeno singolare e per Schubert, come purtroppo accadde sovente nella sua vita, particolarmente amara e sfortunata. Goethe infatti non si degnò neanche di rispondere a una lettera di Joseph Edler von Spaun, un amico di Schubert che allegò alla sua missiva un primo quaderno di Lieder del musicista viennese, alcuni dei quali su testi del poeta tedesco. Né miglior esito ebbe una lettera di pugno del povero Schubert, il quale invece per l’“Olimpico” aveva una vera e propria venerazione. La questione ha in seguito assunto aspetti paradossali poiché, come dice ancora Stefano Toffolo, “[…] molte di quelle poesie di Goethe sono oggi conosciute soprattutto grazie alle versioni musicali che ne aveva fatto il suo giovane ammiratore. Al quale sarebbero bastate poche parole di approvazione per poter vedere accrescere improvvisamente la sua notorietà, ancora essenzialmente limitata alla ristretta cerchia degli amici viennesi”.

Di certo Goethe doveva avere una altissima concezione di se stesso – ben riposta, per carità – se trattò alla stessa maniera Hector Berlioz , che nel 1828 gli spedì le scene corali sul Faust senza avere alcun riscontro, ma soprattutto nientepopodimeno che Ludwig Van Beethoven, al quale serbò solamente un gran distacco e la massima freddezza.

Un libro quindi altamente raccomandabile per i nostri lettori, in particolare per l’accurata analisi dei Lieder di Schubert su testi di Goethe (quasi inutile dirlo, si tratta di capolavori immortali) ma anche per l’esaustiva discografia riguardante le opere trattate nel corso della narrazione. Certo, quest’ultima fatica di Stefano Toffolo prevede una lettura attenta, intensa e riflessiva; tuttavia, a nostro parere, non si tratta del frutto di una erudizione meramente accademica bensì, al contrario, di uno studio appassionato e sensibile. Proprio a questo proposito, congediamoci leggendo questo passo dell’autore permeato di struggente e romantica Sehnsucht: “Assorbito completamente dalla composizione e poco fortunato con le donne, a differenza di Goethe, Schubert era destinato, come Der Musensohn, il figlio delle Muse del Lied goethiano, a vagare da solo attraverso i boschi della vita”.

Marco Riboni