Fausto Caporali

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Victor, Nabor, Felix pii 
Cantata per Coro, Voce recitante, Organo e strumenti ad lib. Testi a cura di Adelaide Ricci.
 
N. Cat. ECV 064

€ 35,00

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Presentazione del testo e della partitura

Il testo della cantata Victor Nabor Felix pii

"Se fossi un antiquario, non avrei occhi che per le cose vecchie. Ma sono uno storico. Ecco perché amo la vita": la frase, del noto studioso Henri Pirenne, è a buon diritto divenuta proverbiale fra i cultori di storia. Come spesso accade nel caso di messaggi di disarmante chiarezza, può far comodo mettere queste parole da parte, pure in vetrina, e non pensarci più; tuttavia esse rimangono a tracciare lo spartiacque fra chi si innamora del "mestiere di storico" in senso vitale e chi invece se ne occupa nel solco dell'acribia antiquaria. Così, se il primo non nega il secondo, il secondo rimane però un passo indietro, a braccia conserte.
Chi si innamora comunica. Oggi, certo ben oltre i confini della ricerca storica in senso stretto, si parla spesso di fonti e si fa appello alla ricerca delle testimonianze originarie. Ma esse possono essere utilizzate in modi differenti. Lo storico che - come Pirenne - ama il proprio mestiere amando la vita, può risalire alla documentazione del fenomeno indagato per comunicarne il messaggio a un più vasto pubblico, senza trasformarlo in grossolana divulgazione. Più che in altri frangenti, in questi entrano in gioco l'attenzione e l'onestà dello studioso.
Le vite dei santi non sono solo preziosi serbatoi di informazioni, ma costituiscono anche un punto di vista privilegiato da cui osservare persistenze e trasformazioni della cultura e dell'immaginario. Esistono diversi tipi di fonti agiografiche, dalle legendae ai martirologi, dai testi liturgici alle orazioni, e ciascun genere letterario va affrontato e approfondito con strumenti appropriati. Non si tratta tanto di aggredire le fonti, quanto piuttosto di porre loro quesiti nel modo adatto: testimoni del passato, esse infatti rispondono solo se interrogate con avveduta competenza.
Poi viene la divulgazione. Proporre al pubblico odierno - che pure manifesta interesse sia per la storia sia per il sacro - le vitae sanctorum significa anche trovare una formula appropriata all'ascolto. La forma di cantata ben si presta non solo ad operare un intreccio di fonti che permetta di porle reciprocamente in luce, ma anche di avvicinare l'agiografia nel suo connotato saliente di racconto esemplare, di vicenda eroica, oggi più facilmente raccolto dalla cinematografia.
Vittore, Nabore e Felice sono, per tradizione, santi martiri di Milano.
Di origine "maura" - ossia provenienti dall'Africa mediterranea, come il più famoso san Maurizio - si fecero soldati al servizio dell'imperatore romano Massimiano ma, accusati di essere cristiani, furono imprigionati, interrogati e torturati fino a che, di fronte al loro perentorio rifiuto di rendere omaggio agli dei pagani, vennero fatti decapitare all'incirca nell'anno 303 presso Laus Pompeia, odierna Lodi Vecchio, ove esisteva una comunità cristiana piuttosto importante, che l'imperatore voleva intimorire.
A narrarci di loro fu, anzitutto, sant'Ambrogio, che in uno dei suoi inni tratteggiò la vicenda dei tre santi e li definì "Mediolani martyres" (martiri di Milano). Esistono poi numerose passiones, da cui ricostruire le vicende-leggende biografiche e i miracula; sono rintracciabili anche quelle composte per la lettura durante la liturgia.
Il ricordo di questi santi, vivo in area milanese e lodigiana, è fissato rispettivamente l'8 di maggio per Vittore e il 12 luglio per Nabore e Felice, date che la tradizione fa coincidere con la loro morte. Probabilmente a causa della diversa ubicazione del sepolcro, la figura di Vittore è diventata autonoma, mentre Nabore e Felice sono rimasti uniti nella memoria e nel culto. Oltre alle vitae, anche la leggenda agiografica del ritrovamento e della traslazione delle loro reliquie da Lodi Vecchio a Milano (ove ora sono conservate) è particolarmente colorita.
Nella stesura di questo testo in forma drammatizzata, dalle fonti prettamente agiografiche sono scaturite relazioni con altre fonti, soprattutto evangeliche - i santi si propongono infatti come imitatori di Cristo - ma anche veterotestamentarie e della consuetudine innologica. Inni e salmi, in particolare, operano da ponte con la tradizione corale religiosa antica, ebraica e cristiana. Il risultato è una trama testuale essenziale, pensata per essere rappresentata con estrema semplicità, nello stile del racconto agiografico, incisivo e senza orpelli. In filigrana, un messaggio meno strettamente religioso di quanto a prima vista può apparire, e più ampiamente morale: andare alle radici e non temere di farsi portatori di luce. Fonti e attualità in una delle forme possibili di connubio.

 

NOTE ALLA PARTITURA

La partitura della Cantata Victor Nabor Felix pii è nulla più che un suggerimento; allo stesso modo della gran parte della musica fino al periodo romantico e come la contemporanea produzione di musica di consumo, essa vive del momento, dell'aria e del sentire dei musicisti, quasi aspettando che qualcuno la colorisca di timbri e l'animi di una scansione temporale tutta propria; essa non vuole imporsi come definitiva, non reclama rispetti filologici, non parla alla storia; aspira solo a realizzare la fantasia e la gioia del maneggiare artigianalmente del materiale musicale, senza ingessature né superbie, accontentandosi di vivere per quell'attimo d'insieme.
La versione proposta è per organo e coro. Alcune melodie possono essere affidate a strumenti a piacere, flauto, arpa, ottoni; in molte musiche risulta molto efficace la presenza dei timpani o delle percussioni; per l'arioso n. 13 è consigliata la tromba, perché la melodia vuole essere un gioioso, se così si può dire, canto funebre in cui è adombrata la gloria pervenuta ai martiri. Nessuna melodia è da intendere dogmaticamente alla lettera, anzi, più viene personalizzata e più -siamo certi- acquista vitalità ed espressività; l'improvvisazione si rende necessaria tanto in alcuni brani per incorniciare il canto, come ad esempio il n. 10, tanto per la parte di accompagnamento per arricchirla di suoni e di ritmi; alcune frasi del testo, come ad esempio "…nella città di Milano c'era una grande persecuzione contro i cristiani", possono essere sottolineate con una improvvisazione per organo e timpani, adottando un ritmo appropriato, e così altre, che lasciamo alla ricerca e alla fantasia degli esecutori. L'accompagnamento scritto, da arrangiare per qualsiasi tipo di organo, è in qualche modo evocativo di scarne e agri sonorità medievali, da sottolineare volentieri con ance forti e bassi ricchi di armonici.