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La
tradizione relativa alla passio di Donnino, che colloca la morte del
santo tra la fine del III e l’inizio del IV secolo (al giorno 9 di ottobre,
secondo alcuni martirologi), si presenta complessivamente omogenea benché in
gran parte leggendaria e preminentemente ispirata al modello di san Maurizio;
essa testimonia un culto già fiorente nel secolo VI, mai spento nel periodo
medievale e da lì proseguito fino ai giorni nostri. In particolare la
cosiddetta passio parmensis, che ci è tramandata da un codice dell’XI
secolo conservato presso la Biblioteca Palatina di Parma (Ms. Parm. 978),
fornisce una serie di episodi piuttosto dettagliati, che seguono quasi passo
passo la vicenda illustrata dal ciclo di san Donnino sulla facciata del duomo.
Da
qui l’idea di articolare in stationes la drammatizzazione della vicenda
di questo antico martire. In qualità di primo cubicolario dell’imperatore
Massimiano, Donnino ha il compito di conservare la corona e di porla ogni giorno
sul capo del regnante (statio I); ben presto però, convertitosi al
cristianesimo, si congeda dall’imperatore per mettersi al servizio di Dio (statio
II). Prende inizio così la concitata fuga del santo e dei suoi compagni,
perseguitati dal crudele Massimiano: Donnino si dirige verso la via Emilia (statio
III), ma, raggiunto dai messi imperiali presso il fiume Stirone, a metà
strada tra Piacenza e Parma (statio IV), viene decapitato senza processo
(statio V). Subito si compie un miracolo: il martire attraversa il fiume
reggendo la propria testa (statio VI) e va a coricarsi in un bosco, per
dormire il sonno eterno al riparo dai nemici (statio VII). Dopo molto
tempo, il ritrovamento del suo corpo e la conseguente costruzione di un edificio
di culto a lui dedicato sono accompagnati da alcuni prodigi: un infermo ottiene
la guarigione (statio VIII) ma, derubato del suo cavallo, lo ritrova dopo
aver pregato di nuovo con fede Donnino (statio IX); infine, il crollo del
ponte di legno sullo Stirone trascina con sé una folla di fedeli tra cui una
donna gravida, che sopravvive illesa (statio X).
Al
tema conduttore della fuga, che domina la prima parte della legenda, quasi
scandita dallo scalpitio dei cavalli, subentra quello del miracolo, di atmosfera
fiabesca, segno della santità di Donnino. Una vicenda che, nel solco della
tradizione agiografica, vuole illustrare con semplicità le meraviglie compiute
da Dio nell’uomo, appunto de Domino in Domnino (“il racconto di Dio
in Donnino”). Un uomo, dunque, campione della fede sì, ma carico di quel maraviglioso
che troppo sbrigativamente viene etichettato come “medievale”, e che è
presenza semplice del sacro nel quotidiano, di cui oggi soffriamo, certo non
saggiamente, rifiuto e nostalgia.