Domenico Severin

La registrazione organistica
In Italia, Francia, Germania, Spagna, Inghilterra dal XVI al XX secolo.
Prefazione di Arturo Sacchetti
 
Pp. 200
N. Cat. MAN 014

€ 40,00

PRESENTAZIONE DELL'AUTORE
INDICE DEL VOLUME
Altre PUBBLICAZIONI SULL' ORGANO

INTRODUZIONE DELL'AUTORE

L’obiettivo di questa pubblicazione è quello di fornire all’organista e all’appassionato di musica per organo le indicazioni per “registrare” correttamente i brani delle diverse scuole e vari periodi storici.
Tuttavia, molte di queste soluzioni di timbro, dettate dal gusto e dalla fattura strumentale di ogni singola epoca, possono risultare non soddisfacenti se riprodotte tali e quali sullo strumento in nostro possesso.
Ogni organo è un mondo sonoro diverso ed originale: i numerosi parametri che concorrono alla formazione del suono sono altrettanti fattori di personalizzazione da parte del costruttore che arricchisce una determinata estetica con il suo talento innovatore.
Così, ad esempio, per eseguire in modo soddisfacente un «Récit de tierce» su due differenti strumenti d’epoca si renderanno necessari degli adattamenti rispetto alle indicazioni in nostro possesso.
Queste variazioni sono dovute all’equilibrio sonoro generale dello strumento, alla risposta acustica dell’ambiente, al fatto banale che un registro possa essere momentaneamente scordato e quindi inutilizzabile, ecc.
I problemi si moltiplicano nel caso in cui lo strumento non sia stato concepito appositamente per un determinato repertorio.
Infatti, registri recanti il medesimo nominativo e, di conseguenza, amalgami nominalmente equivalenti hanno carattere ed timbro profondamente diversi tra un paese e l’altro e portano impressi il gusto e lo spirito di un’estetica, il genio e l’anima di un organaro: non sarà mai possibile riprodurre esattamente il Callido o lo Schnitger o il Cavaillè-Coll.
Possiamo solo, grazie al patrimonio organistico presente ed alla ricerca filologica, organologica e musicologica, cercare di capire, di avvicinarsi e di far apprezzare al pubblico la ricchezza di questo patrimonio culturale.
Ci si propone di riportare, tradotte in italiano, le principali fonti storiche sulla registrazione. La scelta dei documenti è stata dettata da un criterio di importanza storica: sono state volutamente tralasciate altre fonti perché poco dettagliate, così come le frequenti sommarie annotazioni in partitura.
L’Autore non intende realizzare una storia dell’organo, punta piuttosto a tracciare un percorso ordinato cronologicamente, tendente ad individuare i tratti caratteristici del “colore” che la musica organistica ha rivestito nel suo evolversi all’interno delle più importanti scuole europee.
Resta tuttavia fondamentale per l’appassionato e per l’organista il poter sperimentare e giudicare personalmente delle possibilità offerte dai numerosi strumenti storici presenti nel nostro Paese e in tutta Europa.

PRESENTAZIONE DI ARTURO SACCHETTI

Vede la luce un contributo di Domenico Severin il cui titolo recita «L’arte della registrazione organistica» e, immediatamente, scorrendo l’interessante e documentato viaggio alla scoperta della prassi d’uso dell’organo inerente la scelta dei registri (timbri) una domanda sorge spontanea.
È utile questa conoscenza ai fini interpretativi?
Non si può rispondere senza, prima, considerare l’aspetto-base: l’arte organaria, antica o storica che si intenda, è una realtà viva, autentica, rilevante, significativa, oppure rientra nel novero delle anticaglie d’antiquariato e buona, al più, di essere osservata?
In questo risiede il “leit-motiv” del “toccare” l’organo, scatenante opinioni, punti di vista, convincimenti, prese di posizione, dubbi e certezze.
Difatti che senso ha acquisire una conoscenza storica sull’arte organaria d’epoca, individuare la personalità degli strumenti, conoscere gli innumerevoli suggerimenti offerti agli organisti per il buon uso dell’organo, assimilare la collocazione sonora a fronte dell’impiego liturgico e poi fare i conti con organi moderni di fattura industriale, impersonali, anonimi e noiosi.
Emerge, indi, una realtà nella quale si inquadra l’opera di Domenico Severin la quale ha senso solamente se il perfezionamento dell’organista volge verso la conoscenza e la pratica degli organi antico-storici.
Dal dopoguerra innanzi, quasi ovunque in Europa, condizionatamente alla presenza di un patrimonio organario datato, sono ritornati a nuova vita strumenti per anni ritenuti “ferrivecchi”, rottami inusabili, scomode presenze del passato colpevoli soltanto di essere figli del loro tempo.
Hanno sofferto, pagandone spesso lo scotto, dell’inesperienza dei maestri d’organi nel campo del restauro d’arte filologico ma hanno, a poco a poco, conquistato una dimensione blasonata oscurando, in molti casi, le macchine sonore perfezionate, sostituendosi ad esse in concerti di prestigio, acquisendo spazi ambiti nella produzione discografica, divenendo oggetto di approfondimenti, ricerche e studi.
Ma il testo in oggetto acquisisce un’importanza fondamentale nella didattica italiana ed internazionale.
La scuola d’organo, in genere, ristagna nella concezione estetica del criterio di individuazione dei registri e del loro uso in rapporto alla creatività. La stasi è dovuta all’organo di riferimento per lo studio, perlopiù eclettico ed anonimo, inidoneo ad offrire possibilità di applicazione di prassi comportamentali storiche nella scelta dei registri.
Scendendo nel dettaglio analitico, “L’arte della registrazione organistica” espone, per ogni scuola, una panoramica d’inquadramento generale seguita da una parte più ampia illustrante i consigli, affascinanti indicazioni provenienti da penne illustri, organisti, compositori, maestri d’organo, organologi e musicologi, animati dal desiderio di contribuire a porre in luce l’organo, esaltandone la personalità attraverso una cernita appropriata dei timbri. Seguono un lessico, prospetti fonici d’organi illuminanti, una tavola cronologica dei compositori d’organo e la bibliografia.
Questo testo apre un nuovo scenario che nel futuro conferirebbe allo scandaglio organistico inedite dimensioni. Esse dovrebbero (il condizionale oggi è d’obbligo), in particolare per l’organo, aprirsi all’arte organaria d’epoca inanellandola con la creatività e l’interpretazione rifuggendo da generiche letture della fisionomia dello strumento.
La scuola, in tal contesto, assume un molo detenninante: si potrà vagheggiare il giorno nel quale un corso di organo ed interpretazione organistica sarà itinerante alla individuazione delle pietre miliari dell’organologia del “Re degli strumenti”?
Se si avvererà l’auspicato desiderio il trattato di Domenico Severin assurgerà a certo punto di riferimento e causerà provocatoriamente il sorgere di conseguenti parti.

Arturo SACCHETTI

INDICE DEL VOLUME (capitolo I, II, III, IV, V, Appendice)
 

 
PREFAZIONE di Arturo Sacchetti
INTRODUZIONE di Domenico Severin

CAPITOLO I
L’ARTE DELLA REGISTRAZIONE IN ITALIA

 

CAPITOLO Il
L’ARTE DELLA REGISTRAZIONE IN FRANCIA

 
 

CAPITOLO III
L’ARTE DELLA REGISTRAZIONE IN GERMANIA

CAPITOLO IV
L’ARTE DELLA REGISTRAZIONE IN SPAGNA
 

CAPITOLO V
L’ARTE DELLA REGISTRAZIONE IN INGHILTERRA

 

APPENDICE
Prospetti fonìci di alcuni strumenti storici relativi alle varie scuole organistiche trattate

INDICE DEGLI STRUMENTI CITATI IN APPENDICE
 

ORGANI ITALIANI
 

 

ORGANI FRANCESI
 

 

ORGANI TEDESCHI
 

 
ORGANI SPAGNOLI