Andrea Berardi

Solfeggio Ritmico

per il corso pre-accademico e per le scuole medie a indirizzo musicale

Pp. 70
€ 16,00
ISMN  979-0-2158-2181-1
N. Collana MAN 130

Altre PUBBLICAZIONI DI EDUCAZIONE MUSICALE

 

Questo metodo, adatto ai corsi pre-accademici dei Conservatori e a quelli delle Scuole Medie Musicali, si propone di avviare alla comprensione del testo musicale, secondo la genuina verità della scrittura ritmico-melodica. Si tengono perciò presenti due criteri irrinunciabili, se si vogliono affrontare i più diversi scritti musicali: il primo è che le figure musicali non hanno un valore fisso, ed il secondo è che le indicazioni di tempo hanno più di una interpretazione. Infatti fin da subito l’allievo troverà solfeggi contenenti scritture ritmiche basate su differenti figure di “tactus”, in modo da abituarsi ad attribuire alle figure il valore che il compositore richiede di volta in volta. E’ una verità storica quasi onnipresente che il valore di un accento ritmico possa essere espresso graficamente con una figura musicale, o con un’altra, lasciando all’esecutore il dovere di capire il giusto andamento del brano, il corretto stacco del tempo. In altre parole: la medesima figura musicale ha spesso un certo valore breve in un “Allegro”, ma questo valore aumenta in un “Adagio”. E’ necessario quindi un atteggiamento didattico, che tenda ad uniformare totalmente il pensiero ritmico che l’allievo adotta, sia quando solfeggia, sia quando canta o suona il suo strumento.

 

In questo metodo si pone in primo piano l’uso della intelligente tecnica del solfeggio ritmico, introdotta molti anni fa in Italia da Roberto Goitre, senza rinunciare anche alla tradizionale lettura delle altezze. Il solfeggio ritmico, ormai diffuso, utilizzato e presentato in vari libri didattici, è quella tecnica  che  fa solfeggiare pronunciando non il nome delle note in quanto altezze, ma il loro valore in costante corrispondenza col gesto della mano, tramite apposite sillabe indicanti un valore fisso. La gestualità ha sempre una precisa relazione con il segno grafico musicale, così come questa relazione è espressa dal direttore d’orchestra. Solitamente viene chiamata con la sillaba TI quella figura che ha un valore corrispondente ad un gesto del braccio, e con la sillaba TA i valori più lunghi, suoni che valgono due o più gesti. Per tutte le figure più piccole, due o più per ogni gesto, si adottano le sillabe TI-RI oppure TI-RI-RI o oltre. L’efficacia di questa tecnica si coniuga perfettamente con lo scopo del presente metodo: chiamando con la stessa sillaba-valore (Ta o Ti) figure differenti, che tuttavia, ognuna nel suo contesto di tempo, si trovano ad avere il medesimo valore, si rivela la relatività della scrittura musicale.

 

Un’altra precisazione necessaria, che discende giocoforza dalle considerazioni appena fatte, è che lindicazione di tempo non chiarisce in modo univoco quale sia il valore da dare alle figure, ma è necessario attribuire i giusti valori con una considerazione generale del contesto musicale. Ad esempio:  una  semiminima nel tempo 2/4 può valere un accento (Ti) in un andamento scorrevole o allegro, potrebbe invece valere due accenti in un adagio (Ta).

 

Naturalmente anche la capacità di lettura delle altezze rappresenta un obiettivo didattico, perciò questi solfeggi verranno eseguiti sia con la tecnica del solfeggio ritmico, e sia con quella del solfeggio parlato tradizionale. L’aggiunta di una riga in notazione ritmica rappresenta un invito esplicito ad assumere questi atteggiamenti mentali, per prepararsi ai solfeggi ritmici dell’ultima parte del libro

 

Il percorso didattico dei solfeggi è qua e integrato da letture a due  parti,  significativamente  accostate  ai  solfeggi.  Si  tratta  di celebri pagine dal repertorio d’autore, liberamente adattate e inserite con duplice scopo: da un lato quello di constatare nel repertorio musicale gli stessi contenuti ritmici appresi nei solfeggi e dall’altro quello di sperimentare le diverse possibili interpretazioni che ogni struttura di tempo può avere. Si pensi ad esempio a come il tempo ordinario possa essere battuto in due, in quattro, o in otto accenti, a seconda di un preciso contesto espressivo e rapportandosi alla densità della scrittura musicale. Queste letture rappresentano solo un suggerimento ed un invito ad esplorare il repertorio in tutti i suoi differenti aspetti. Si raccomanda la lettura ad una velocità verosimile, accostata ad una gestualità relativa a tale velocità, attribuendo alle figure il loro valore corretto, indipendentemente dalla indicazione di tempo.

 

Nella seconda parte una raccolta di studi di solfeggio ritmico sviluppa ulteriori argomenti, come le proporzioni fra i tempi e i tempi di ritmo misto.