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Vincenzo
De Michelis (Roma 1825-1891), suffragato dalla profonda esperienza operistica
vissuta nell’Orchestra del Teatro Apollo di Roma - già Teatro di Tor di Nona
– nella quale ricoprì il posto di 1° flauto ininterrottamente dal 1867 al
1886, e dalla pluriennale collaborazione artistica con l’Accademia Filarmonica
Romana e l’Accademia di Santa Cecilia, costituì un prezioso contributo per
l’arricchimento della cultura flautistica all’interno del panorama musicale
italiano del secondo Ottocento. L’Avvenire - Terzettino
op.136 per tre flauti, nel consueto stile elegante che contraddistingue
l’autore, venne pubblicato dalla Casa editrice Lucca intorno al 1882 e si
trova inserito all’interno del corpus musicale tra altre due opere dedicate
alla musica cameristica: con numero d’opera 135 troviamo infatti Il
Duca d’Alba di Donizetti - Rapsodia
per flauto, violino e pianoforte, e
con il numero d’opera 137 L’Avvenire
fu dedicato agli amici U.Grant, F.Alvarez e G.Piacentini e pertanto si inserisce
in quella nutrita produzione pensata per i “distinti dilettanti” il cui
folto pubblico, decisamente copioso già in epoca pre-unitaria, era quello per
il quale si riversarono alle stampe numerose produzioni musicali dei noti
virtuosi-compositori. Fra i dilettanti più illustri troviamo blasonati,
borghesi o parlamentari, ma anche colleghi musicisti con la passione del flauto.
Una prova dell’attenzione particolare rivolta a questo folto pubblico viene
oltre più suggerita dalla profusione di segni di dinamica e di agogica, a volta
persino sovrabbondante, che dispensata nelle pubblicazioni offriva un
suggerimento di carattere didattico. In linea con le nuove tendenze compositive dell’Ottocento, Vincenzo De Michelis rivela nel titolo quello che sarà l’ambito espressivo delle composizioni: non espone più un generico “sonata”, “trio” o “quartetto”, ma La cachuca de mi nina, Le ondine, A mezzanotte ascoltami. Senza dimenticare poi L’abbandonata, La capricciosa, La solitudine, La bizzarria, che costituiscono i Quattro soli finali dell’interessante ma ancor oggi indebitamente trascurato Metodo per flauto (Nuovo sistema) Op.89 del 1874, graziosi cammei che l’Editore Ricordi deciderà di mettere a stampa separatamente. Lo stesso Metodo offre l’occasione per desumere eloquenti riscontri sul pensiero musicale di Vincenzo De Michelis: con voce premonitrice di atmosfere impressioniste, l’autore definisce il “colore del suono” gioco determinante nell’arte della musica, laddove il “buon gusto” e la “varietà di colori” si fanno costanti inviti per un’esecuzione seducente, prima di tutto per l’uditorio.
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Vincenzo
De Michelis (Rome 1825-1891), thanks to his wide opera experience in the
orchestra of the Teatro Apollo (formerly the Teatro di Tor di Nona) of
Rome, where he was 1st Flute in the whole period 1867-1886, and
to his long artistic collaboration with the Accademia Filarmonica Romana
and the Accademia di Santa Cecilia, made a valuable contribution to the
enrichment of the culture of the flute in the context of Italian music in
the later part of the nineteenth century. L’Avvenire – Terzettino
op. 136 for three flutes, written in his usual elegant style, was
published by Lucca around 1882 and stands among his works between two
other chamber music pieces: op.
35 Il Duca d’Alba di Donizetti –
Rapsodia for flute, violin and piano, and op.137 L’Avvenire was
dedicated to his In
line with the new trends in composition in the nineteenth century, the
titles of Vincenzo De Michelis’ compositions already reveal what their
expressive content will be: no
longer are they generically entitled ‘sonata’, ‘trio’ or
‘quartet’ but La cachuca de mi
nina, Le ondine, A
mezzanotte ascoltami. And
we should not forget L’abbandonata, La
capricciosa, La solitudine,
and La bizzarria which make up
the final Quattro soli of the
still hardly known today Metodo per
flauto (Nuovo sistema) Op. 89, attractive cameo pieces which the
publishing house of Ricordi decided to publish separately.
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