Giulio Briccialdi 

(1818 – 1881)

Una Madre 
Romanza per Mezzosoprano, Flauto e Pianoforte.
Edizione a cura di Angelica Celeghin
N. Cat. PDM 099

€ 12,00

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All’interno del nutrito corpus d’opera di Giulio Briccialdi (Terni 1818-Firenze 1881) la romanza Una Madre è l’unico esempio di composizione dedicata a questa seducente tipologia d’organico - voce, flauto e pianoforte - che splendidamente si presta a richiamare scenari salottieri ottocenteschi. Altri due eccelsi colleghi concertisti coevi vi si dedicarono, Cesare Ciardi e Vincenzo De Michelis, destinando rispettivamente il brillante scherzo L’Usignolo e l’elegante e malinconica romanza Dolce rimembranza. L’amico concertista Ciardi rese tanto celebre il suo adattamento dell’aria di Alabieff trascrivendola per soprano, flauto e pianoforte, da suggerire a Ricordi due successive edizioni, in italiano e in inglese.

La vedova Ciampolini annotava nel suo diario che nel 1838 il famoso soprano Virginia de’ Blasis, nota cantante d’epoca, propose a Briccialdi appena ventenne di esibirsi con lei per un concerto che si sarebbe dovuto tenere al Teatro Piccolini di Firenze. Le cronache del tempo riportano inoltre di successive numerose esperienze artistiche con organici vocali e strumentali durante le tournées europee insieme al soprano Bennati, al giovanissimo pianista Martucci e al già affermato violoncellista Piatti. E’ da supporre quindi che tanto grazie alla nutrita attività concertistica che a quella di primo flauto prestata nei più importanti teatri d’opera, il prolifico Briccialdi abbia deciso di dedicare la propria attenzione anche alla composizione vocale: nel catalogo troviamo infatti cinque liriche per voce e pianoforte, tra le quali uno Stornello in Mi bemolle maggiore dal titolo Il giardinetto di Perugia, pubblicato da Venturini senza numero d’opera di cui esiste su stesso tema e con uguale titolo anche un Solo per flauto con accompagnamento di pianoforte Op.135, e la seconda Romanza in dialetto veneziano destinata alla voce di mezzosoprano L’Amor dei Filarmonici su versi di Zanetti, rimasta inedita. Una ben più onerosa frequentazione delle scritture vocali, per Briccialdi in verità scarsamente gratificante dato l’insuccesso di pubblico ottenuto, sarà la stesura al suo rientro in Italia della Leonora De’ Medici, rappresentata al Teatro Carcano di Milano nel 1855. 

Nella romanza Una Madre la rassicurante tonalità di impianto di do maggiore scelta da Briccialdi fortemente stride con l’ambito espressivo dell’argomento, e il gioco altilenante tra le due tonalità omonime diviene significante drammatico dei contrastanti stati d’animo che si accompagnano ai ricordi: la madre, colpita da ferale notizia, piange affranta la perdita del figlio rapito dal destino; ma pur nella disperazione ricorda vivamente la gioia che provava dinanzi ai graziosi gesti del bimbo

 


 

Testo

 

Come dei dì che furono ogni gioir mi lascia

qual m’affatica l’anima cruda pervenne ambascia

madre felice io fui ma il cielo m’invidiò

mi tolse il figlio e in lui questo mio cor piagò.

Io ne suoi vezzi angelici ogni conforto avea

fin la sua breve collera beata mi rendea

Ma la mia gioja, ahi misera disparve inaridì

d’un bacio suo nell’estasi il ciel me lo rapì ….

 

The romance A Mother is, among the numerous works by Giulio Briccialdi (Terni 1818-Florence 1881),  the only example of a composition for this seductive type of ensemble - voice, flute and piano -  one which splendidly evokes nineteenth-century drawing room settings.  Two other excellent concert-masters concertisti of the same period, Cesare Ciardi and Vincenzo De Michelis, also composed works of this kind, respectively the vibrant scherzo The Nightingale and the elegant, melancholy romance Sweet Remembrances.  His friend Ciardi made his adaptation of Alabieff’s aria, which he transcribed for soprano, flute and piano, so famous that Ricordi produced two successive editions of it, in Italian and English.

Briccialdi’s widow noted in her diary that in 1838 the soprano Virginia de’ Blasis, a famous singer of that period, proposed to Briccialdi, who was then just twenty, that the two of them should perform together in a concert which was to be held at the Piccolini Theatre of Florence.  The accounts of the time also tell us of numerous subsequent artistic experiences with vocal and instrumental ensembles during European tours with the soprano Bennati, the young pianist Martucci and the already famous cellist Piatti.  We can therefore suppose that on account both of his substantial busy concert activity  and of his activity as first flute in the most important opera houses, the prolific Briccialdi also decided to turn his attention to vocal composition:  we in fact find in the catalogue five lyrics for voice and piano, including a Stornello in E flat major entitled The Garden of Perugia, published unnumbered by Venturini, of which there is also a Solo for flute and piano accompaniment Op. 135 with the same theme and the same title, and his second Romance in Venetian dialect for mezzo-soprano, The Love of the Philharmonics  from the poem by Zanetti, which was unpublished. A much weightier vocal work, which in truth afforded Briccialdi small  gratification given its lack of success with the public, was his Leonora De’ Medici, which he wrote on his return to Italy and which was performed in 1855 at the Teatro Carcano of Milan.

In his romance A Mother the reassuring key of C major chosen by Briccialdi clashes harshly with the expressive setting of the work, and the alternating play between the major and minor keys  dramatically portrays the contrasting states of mind evoked by the memories:  the mother, who has received the terrible news of the loss of her son, snatched from her by fate, weeps desperately but, even in her despair, at the same time vividly recalls her joy as she used to watch the child’s endearing gestures.

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Lyrics

 

As all joy of the past leaves me

How my terrible anguish weighs heavy upon my spirit

I was a happy mother, but Heaven was envious of me

It took away my son, and wounded my heart.

All my happiness was watching his angelic  behaviour

Even his little outbursts of anger made me happy.

But my joy, oh woe, vanished and withered.